PROGETTO ” Il Sorriso di Giorgio, nel sorriso dei bambini”

Progetto rivolto ai bambini della Scuola dell’Infanzia a.s 2024-2025

PREMESSA

Da diversi anni il nostro servizio necessita di un intervento globale e di un supporto per la gestione dei bambini che, sebbene non riconosciuti da una diagnosi di disabilità, presentano delle fragilità a livello comportamentale, relazionale, emotivo. Ciò mette in luce la necessità di interventi mirati che vadano innanzitutto ad identificare e poi a potenziare tali fragilità sulle quali spesso si innescano dinamiche di sezioni di difficile gestione e a motivo delle quali l’apprendimento è rallentato o addirittura compromesso. Intervenire in maniera puntuale e precoce fa sì che sia i bambini direttamente coinvolti, sia quelli che con loro condividono le giornate educative, possano trovare strade evolutive coerenti con il proprio bisogno e in linea con ciò che le Indicazioni Nazionali per la Scuola dell’Infanzia promuovono per il conseguimento dei traguardi di sviluppo.

All’interno del PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) è previsto l’inserimento del documento PAI (Piano Attività di Inclusione) che certifica, monitora in corso d’anno e verifica costantemente quali strategie di intervento vengono attivate per i bambini BES (bambini dai Bisogni Educativi Speciali): tali bambini possono presentare fragilità sul piano linguistico ed espressivo, lasciare emergere svantaggi culturali, mettere in luce difficoltà importanti a livello di gestione del proprio mondo emotivo e relazionale.

L’Associazione, Il sorriso di Giorgio”, da sempre sensibile ai bisogni educativi dei bambini, in accordo con la coordinatrice e con il Legale Rappresentante, mette a disposizione un aiuto economico che consenta alla Scuola dell’Infanzia, “T. Frigerio”, di muovere i primi passi verso una maggiore inclusività, promuovendo azioni che possano diventare prassi quotidiane negli interventi educativi e didattici, con la presenza di un’educatrice appositamente scelta per svolgere il progetto nelle diverse sezioni.

Negli ultimi anni, la Scuola dell’Infanzia “T. Frigerio” ha visto un forte incremento di iscrizione di bambini BES e di bambini con disabilità certificata (mediamente uno per sezione), a cui non corrisponde mai una presenza educativa che copra l’intera giornata di frequenza dei bambini: le ore di assistenza educativa erogate sono veramente esigue rispetto alle necessità dei bambini. Ciò mette nelle condizioni l’insegnante di sezione e l’intero gruppo classe di affrontare con maggior fatica di gestione sia i momenti di routine (che garantiscono un clima sereno nella sezione) sia le varie esperienze di apprendimento.

Per questa ragione, la presenza dell’educatrice legata al “Sorriso di Giorgio” può essere di supporto prezioso ai momenti di sezione anche lavorando con e per questi bambini con certificazione neuropsichiatrica.

Il “Sorriso di Giorgio” incontra ogni bambino che frequenta il nostro servizio educativo attraverso un’azione mirata e condivisa dall’intero collegio docenti , documentata e verificata nel corso dei mesi. Essa diventa parte integrante del percorso educativo offerto, a garanzia di un’inclusività che diversamente sarebbe impossibile raggiungere, un filo prezioso che permette a ogni bambino di essere raggiunto, coinvolto e valorizzato nella sua unicità. Il nostro Centro per l’infanzia “Tranquilla Frigerio” si avvale della metodologia Frame per sostenere la didattica e la personalizzazione degli interventi educativi. Ogni anno il collegio dei docenti sceglie un oggetto che faccia da sfondo alla progettazione annuale, oggetto che viene valorizzato e messo al centro delle diverse scelte e proposte. L’oggetto tema di quest’anno è il filo e la coordinatrice Anna Pedrini in occasione dell’assemblea di inizio anno, durante la quale viene illustrato alle famiglie il progetto dell’associazione “ Il Sorriso di Giorgio”, ha condiviso con i presenti queste parole:

 “Se la felicità è fatta di attimi e semplici azioni quotidiane che portano verso la realizzazione di sé, quando possiamo dire che un bambino è felice?

 E se la felicità è data dall’esercizio della virtù e della misura quali sono le condizioni dentro le quali un bambino raggiunge quello stato di benessere, consapevolezza e pienezza che chiamiamo felicità?

Esistono delle condizioni “virtuose” perché un bambino sia felice e possa realmente godere delle “sue” occasioni di felicità.

Essere e appartenere è la prima: fin da piccolo un bambino costruisce la sua identità attraverso un processo di identificazione, e attaccamento, e di separazione. Il senso di sicurezza percepito nell’attaccamento, consente al bambino di sviluppare un legame di fiducia verso chi si prende cura di lui. Questo sentimento ha tuttavia anche un ruolo fondamentale sul modo in cui il bambino, crescendo, interagirà con il mondo esterno e inizierà a costruire la sua indipendenza, iniziando un necessario processo di separazione.

In altre parole, possiamo dire che la sua identità si costruisce attraverso il legame di attaccamento con la figura che si prende cura di lui, ma anche attraverso il sentirsi parte di una famiglia, di un gruppo, di una comunità, che gli dà radici salde su cui ancorare lo sviluppo della sua identità, per poi prendere il largo, tracciare la sua strada, sentirsi individuo, unico, originale, differente. Come si legge negli Orientamenti per lo 0-3 “La costruzione di legami significativi, prima in famiglia e poi, via via, attraverso l’ampliamento dei rapporti con altre figure e in altri contesti, costituisce per i bambini il punto di partenza e al contempo di approdo della crescita e dello sviluppo dell’identità. Il bambino scopre chi è e si spalanca fiducioso al suo incontro con la realtà solo in un rapporto di riconoscimento certo, solido e aperto. […] È proprio nella relazione stabile, significativa, capace di cura che i bambini scoprono un’affidabilità di legami che costituisce la matrice essenziale ed irrinunciabile per procedere nella scoperta di sé e del mondo, la base sicura dalla quale possono partire lo slancio e la naturale apertura verso gli altri”.

La seconda condizione per essere felici è essere in relazione con gli altri, appartenersi. Lo stesso Aristotele parlava dell’amicizia come condizione per la felicità, ma tornando ai giorni nostri, Baumann, filosofo della postmodernità, sostiene che felicità sta nella creazione di legami molteplici, responsabili, diversificati in una “piacevolissima interdipendenza” che prende il posto della deresponsabilizzazione e ci fa ciascuno custode dell’altro. Negli ultimi decenni gli individui hanno imparato sempre più a essere indipendenti, facendo di tutto per star bene da soli, per star bene con sé stessi. Secondo Bauman, però, questa sarebbe la direzione sbagliata. Le persone, cercando di essere indipendenti, stanno perdendo piano piano la capacità di convivere con gli altri, che è sì terribilmente complicato, ma al tempo stesso inevitabile perché è dalle relazioni che nasce la felicità, non dall’indipendenza.

La terza condizione, intimamente legata alle precedenti, è la certezza di contare e di poter fare “grandi cose”. Quando un piccolino vive un buon attaccamento che gli consente di ancorarsi, ma al tempo stesso spiccare il volo, matura la sua identità, accresce la sua autonomia e sperimenta le sue capacità. Attraverso questo processo egli accresce la sua autostima e sente di valere qualcosa. Questa percezione di valore lo rende da un lato degno di rispetto, dall’altro capace di prendersi cura di sé, degli altri- familiari, amici, il prossimo-, di qualcosa -il mondo e la realtà che abita- di un’ideale -la pace, l’armonia, la tolleranza, il rispetto; potremmo dire che dentro la percezione di valore c’è il seme per diventare protagonisti del proprio progetto di vita.

Infine potremmo dire che il bambino è felice perché sperimenta la sacralità del suo essere bambino, sente di essere dono desiderato, atteso, amato e di essere parte di un progetto d’amore che non appartiene solo all’umano. Questa sacralità la sperimenta nello sguardo dei suoi genitori che lo contemplano mentre cresce, nell’armonia di un mondo a cui appartiene e che deve custodire, nella meravigliosa ricchezza delle amicizie che tesse, nel sentirsi parte di una trascendenza che è paternità, gratuità, amore, dono.

FINALITÁ GENERALI DEL PROGETTO

  • Favorire il potenziamento delle fragilità personali di ciascun bambino
  • Osservare i reali bisogni di ciascun bambino frequentante la Scuola dell’Infanzia
  • Sviluppare nei bambini la consapevolezza della diversità come “valore” da vivere e dacondividere
  • Promuovere la formazione della persona nel rispetto della propria individualità
  • Promuovere lo sviluppo di abilità sociali che consentano un’interazione positiva con l’altro
  • Individuare i bambini i cui bisogni sono riconducibili a quelli “speciali” puntualizzati daldocumento PAI (le direttive Nazionali, tenendo conto di tutti i limiti delle schematizzazioni, fanno riferimento a tre categorie principali di BES: quella della disabilità certificata, quella dei disturbi evolutivi specifici, quello dello svantaggio socio-economico, linguistico e culturale).
  • Operare in modo strategico e sinergico affinché i bisogni speciali vengano rispettati e potenziati
  • Rafforzare le competenze legate alla sfera cognitiva, emotiva, relazionale e fisica dei bambini con fragilità
  • Promuovere nei bambini l’acquisizione di una maggiore consapevolezza di sé, per aumentare l’autostima e instaurare un adeguato rapporto con il gruppo dei pari e con gli adulti
  • Garantire una progettazione flessibile, individualizzata o personalizzata, fino alla costruzione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP).

DESTINATARI

Il progetto del “Sorriso di Giorgio” vedrà coinvolti tutti i bambini della Scuola dell’Infanzia, di ogni fascia d’età (cuccioli di 3 anni, mezzani di 4 anni e grandi di 5 anni).
A seguito di un’ iniziale osservazione dei bambini da parte dell’educatrice, in un confronto attivo e diretto con le singole insegnanti, vengono evidenziati i bisogni speciali di alcuni di essi e concordate strategie operative da mettere in atto durante le diverse settimane: potranno essere creati dei piccoli sottogruppi che vedano la presenza, accanto ad un bambino BES, di altri bambini che presentano una competenza adeguata alla fascia d’età. In altre occasioni l’educatrice potrà affiancare il lavoro della docente, con uno sguardo mirato ai bambini con bisogni educativi speciali presenti, rimanendo però all’interno del gruppo classe.Dalle osservazioni delle prime settimane sono state evidenziate molte situazioni faticose, in particolar modo tra i bambini grandi, con elevate difficoltà nella gestione delle emozioni e, conseguentemente, nella relazione tra pari. Per gli stessi, come negli scorsi anni, si dedicherà un tempo privilegiato allo sviluppo delle competenze cognitive, linguistiche e numeriche in vista del passaggio alla Scuola Primaria; si ritiene indispensabile offrire loro occasioni educative e di apprendimento corrispondenti alle loro necessità: emerge anche quest’anno una fragilità sul piano della comunicazione verbale, spesso lacunosa nel numero dei termini e nei costrutti grammaticali e morfologici.

I gruppi potranno avere una relativa stabilità nel tempo per favorire un certo grado di affiatamento, fiducia e spirito di unione tra i compagni; è possibile, tuttavia che, a rotazione tuttavia, tenendo conto di eventuali nuovi bisogni emersi, tutti i bambini della Scuola verranno invitati a partecipare in modo attivo a tale esperienza. La partecipazione all’attività specifica di potenziamento non è pertanto da ritenersi chiusa e ad appannaggio esclusivo di bambini BES, ma in un’ottica di reale inclusività, muove e fa sentire protagonisti tutti i bambini, offrendo a tutti occasione di incrementare le proprie competenze e conoscenze.

METODO

Una progettualità didattica orientata prevalentemente all’inclusione comporta il superamento della visione della didattica di tipo tradizionale, che prevedeva la realizzazione di un processo di insegnamento-apprendimento uguale per tutti, in cui si insegnava a tutti con lo stesso metodo e si assegnava a tutti il medesimo tempo.

Il progetto intende attuare nuovi principi pedagogici per valorizzare la personalizzazione dei percorsi educativo-didattici, adottando strategie e metodologie appropriate quali attività svolte in piccolo gruppo collaborativo, attività di laboratorio svolte all’interno della singola sezione o in spazi della scuola appositamente strutturati (palestra, aule di laboratorio, biblioteca giardino), utilizzo e scelta di materiali di apprendimento adattabili alle singole proposte ed alle necessità dei bambini, con particolare attenzione alle specifiche età ed ai conseguenti bisogni. Lo sguardo privilegiato dell’insegnante di sezione è integrata dallo sguardo dell’educatrice preposta allo svolgimento del progetto e dalle altre figure educative presenti: la coordinatrice, la psicologa, le esperte di musica e di psicomotricità: le situazioni che lasciano emergere maggiori criticità, vengono condivise in sede di Collegio Docenti ed eventualmente portate in sede di supervisione con figure esperte che aiutino il Collegio Docenti a rileggersi nelle prassi educative adottate, nonché nei vissuti emotivi sperimentati.

La rilevazione dei bisogni educativi del bambino e del modo specifico con il quale il bambino esprime il suo disagio, malessere, richiesta di aiuto, viene garantito lungo l’arco dell’anno educativo:

  1. 1  in sede di Collegio Docenti, in particolar modo a inizio anno, la coordinatrice chiede se e in che modo stanno emergendo particolari bisogni educativi speciali
  2. 2  l’osservazione ed il confronto bisettimanale con le docenti e quello bimensile con la coordinatrice da parte della Psicologa del Consultorio, garantisce uno sguardo clinico da considerarsi a completamento della prospettiva educativa fornita dal Collegio Docenti.

Nel corso dell’anno sono previsti altri incontri (in date da stabilirsi) per valutare se le strategie adottate e il percorso svolto stanno portando verso gli obiettivi previsti.

Si intende procedere attuando una didattica inclusiva e non speciale, promuovendo all’interno della sezione una programmazione flessibile delle attività, facendo in modo di far lavorare sempre i bambini con obiettivi comuni, ma con attività diverse e di proporre il potenziamento sulla base di tali obiettivi comuni. Gli incontri con i bambini prevedono attività ludiche, grafico-pittoriche, drammatizzazione, conversazione, realizzazione di elaborati da progettare e realizzare sulla base delle reali osservazioni che verranno fatte: proprio per la metodologia che procede dall’osservazione non è possibile declinare in modo dettagliato e aprioristico le attività. Alcune volte i bambini con Bisogni Educativi Speciali svolgeranno attività in piccolo (6-7 bambini) o piccolissimo gruppo (3 bambini) così da garantire loro un tempo e uno spazio maggiormente a loro misura. Altre volte le attività verranno svolte in modo parallelo all’interno della classe, con uno sguardo più dedicato. La co- presenza garantisce infatti che le situazioni in cui emergono difficoltà siano velocemente avvistate, così da poter tempestivamente intervenire.

STRUMENTI E MATERIALI

  • Libri
  •  Materiale di facile consumo
  • Strumenti musicali
  • CD musicali
  •  Fotocopiatrice
  •  Videoproiettore

TEMPI E SPAZI

L’intervento avrà la durata di 8 mesi, da fine settembre 2024 a maggio 2025. Ogni settimana verranno impiegate 10 ore frontali con i bambini (nell’arco di 5 giorni settimanali). Si richiede la partecipazione dell’educatrice a momenti collegiali, formativi, aggregativi, di progettazione e di verifica. Si intende inoltre garantire la presenza educativa durante la riunione iniziale e finale con i genitori per illustrare/promuovere e verificare l’intervento.

L’intervento può svolgersi in sezione, in palestra, in biblioteca o nelle due aule messe a disposizione.

VERIFICA

A chiusura dell’anno scolastico sarà compito della coordinatrice incontrare i responsabili dell’Associazione “Il sorriso di Giorgio” e con loro illustrare il percorso svolto, i benefici e le criticità emerse. A fine anno scolastico verrà consegnato un breve questionario ai genitori che, tra i diversi items, si propone anche di verificare la conoscenza da parte delle famiglie del progetto e la bontà dell’intervento. L’educatrice verrà coinvolta anche nella riunione di fine anno in cui le famiglie sono invitate a condividere con il Collegio Docenti l’andamento delle diverse proposte svolte durante l’anno dalla Scuola.

La coordinatrice Anna Pedrini con il Team Docenti “T. Frigerio” di Villa d’Adda